DALL’ORIENTE ALLA CONQUISTA DEL MONDO

È sicuramente un’ardua impresa concentrare in poche pagine quello che è stata la storia di una delle case automobilistiche più conosciute, grandi e diffuse al mondo. Infatti, la Toyota, in neanche 100 anni dalla sua fondazione, è stata capace da un lato di collocarsi ai vertici mondiali del settore, raggiungendo anche mercati ritenuti impossibili da conquistare, come quello americano, e dall’altro di rivoluzionare il pensiero industriale, portando alla luce nuovi metodi organizzativi e produttivi che hanno segnato la storia recente dell’industria mondiale.

Cercherò, dunque, di illustrare brevemente questi due aspetti della storia del marchio giapponese, che, a mio avviso, sono probabilmente stati le chiavi del suo successo e i veri elementi di innovazione costante e progressiva nel tempo, che hanno contribuito in maniera significativa al successo del marchio in tutto il mondo.

Dal tessile alla svolta automobilistica

Toyota viene fondata nel 1933 da Kiichiro Toyoda come succursale di un’impresa produttrice di telai tessili – tutt’ora la casa giapponese produce ancora telai anche se in un numero ridotto di esemplari – e conosce un primo incremento della sua produzione di veicoli durante la Seconda Guerra Mondiale, realizzando gli autocarri in dotazione all’esercito giapponese e, già in questa occasione, applica un primitivo metodo Just in time, ottimizzando l’ingente produzione dei carri armati con la scarsa disponibilità delle scorte delle loro componenti. Scampata per una serie di fortuite coincidenze ai bombardamenti Alleati, è nel Dopo Guerra che Toyota intraprende il suo vero percorso di crescita che la porterà a issarsi ai vertici nei settori automobilistici di ogni continente.

Il boom nel dopoguerra fino ai giorni d’ oggi

Ufficialmente la produzione commerciale di automobili destinate all’utilizzo privato inizia in Giappone nel 1947 con il modello SA.

Ben presto essa riesce a conquistare un ruolo da padrone nel mercato giapponese delle automobili e ad oggi si stima che circa il 40/45% delle auto di nuova immatricolazione circolanti in Giappone siano Toyota.

Molta ricerca è stata anche investita nel campo delle motorizzazioni ibride: infatti, proprio a partire dal mercato giapponese, nel 1997 fu lanciato in commercio il primo modello della mitica Prius, la più venduta fra le vetture ibride nel mondo. Il suo successo è stato certificato non solo dai dati mondiali record di vendita (a fine 2003 venduti più di 160000 esemplari fra Giappone, Europa e America) e dai numerosi riconoscimenti (“Auto dell’anno” in Europa nel 2005 e in Nord America nel 2004), ma anche dal notevole livello di innovazione apportato dall’avanguardia tecnologica dei primi modelli.

Espansione e Successo

Ben presto, tuttavia, il marchio giapponese cerca anche di farsi strada sul mercato americano; impresa ardua, poiché storicamente dominato dai grandi marchi statunitensi che avevano un market consolidato e una clientela affezionata. Nel 1957 vengono immessi sul mercato USA i primi esemplari di Toyota Crown, la quale si rivelerà un successo, arrivando a registrare nel 1966 le prime 20000 unità vendute. Sotto il profilo delle vendite cumulative che hanno raggiunto il milione di unità nel 1972, la Casa dei Tre Diapason è diventata nel ’75 il principale brand d’importazione e ormai un marchio di riferimento per la clientela americana.

Nei decenni successivi seguiranno l’introduzione negli anni 80 e 90 del brand Lexus, il quale aveva come obiettivo dichiarato quello di diventare il marchio di lusso di riferimento nel settore automotive americano, anche grazie alla sua riconosciuta qualità ed estrema affidabilità pluripremiata al vertice a livello mondiale, e che ha svolto negli anni questo ruolo egregiamente, non solo negli USA ma anche in Giappone stesso. Infatti, i tecnici giapponesi avevano osservato come la domanda di vetture di lusso fosse aumentata notevolmente nel mercato americano e come, tuttavia, questo fosse sprovvisto di automobili statunitensi che potessero soddisfare questa richiesta, soprattutto in termini di affidabilità e cura dei dettagli. Inoltre, a partire dai primi anni 2000 si assisterà anche a una notevole espansione manufatturiera in America, attraverso la realizzazione di alcuni importanti poli produttivi come quelli in Texas, Indiana o California.

L’arrivo sul mercato europeo avviene nel 1962 con la commercializzazione in alcuni Stati della Crown con guida a destra e che si rivela subito un grandissimo successo, soprattutto in Danimarca, Belgio e Svizzera. La prima produzione europea nacque invece con la costruzione della Corolla presso la Salvator Caetano IMVT, azienda portoghese produttrice di autobus, cui si aggiunsero nel 1972 (sino a 10.000 unità) anche la Crown e l’autocarro Dyna, tra questi modelli soprattutto il primo avrà grande diffusione e popolarità nel corso degli anni in Europa.

Infine, anche nel mercato africano Toyota ha svolto un ruolo molto importante: infatti, a partire dagli anni 50 iniziarono le prime importazioni in Sud Africa, Nigeria e Angola dei primi esemplari del Land Cruiser, il fuoristrada progettato per essere utilizzabile sulle strade sconnesse e sterrate dell’Africa e dotato di un’estrema affidabilità e facilità di manutenzione. La produzione africana iniziò, invece, nel 1962 con i primi impianti produttivi in Sud Africa degli Hilux e delle Corolla.

Punti Chiave del Successo Toyota

Come accennato all’inizio, un altro elemento decisivo per l’affermazione di Toyota è stato senza dubbio l’innovativo metodo produttivo sperimentato e introdotto per la prima volta negli stabilimenti produttivi giapponesi. Esso viene chiamato Just in time e mira a una rivalutazione del contributo umano nel processo produttivo, all’interno di un’ottica di ottimizzazione delle risorse disponibili e riduzione degli sprechi connessi al processo produttivo. Gli operai devono possedere un altissimo livello di specializzazione e devono poter intervenire essi stessi direttamente nella produzione, apportando migliorie o adattando il proprio lavoro in base alle caratteristiche specifiche del modello.

Il successo del prodotto deve anche essere determinato dalla costante attenzione verso la ricerca innovativa e il controllo continuo sulla qualità e affidabilità dei materiali e prodotti, anche attraverso alcune metodologie specifiche come quella dell’andon, ovvero un controllo visivo sulle fasi del processo produttivo operato direttamente da ciascuno degli operai coinvolti, in un’ottica di partecipazione responsabile collettiva. Inoltre, la produzione stessa non deve più essere focalizzata sull’offerta – come nel taylorismo – ma deve basarsi esclusivamente sulla domanda del bene, sia in funzione quantitativa che qualitativa: Toyota dovrà produrre in un numero che soddisfi la domanda senza sprechi, ma, allo stesso tempo, dovrà anche adattare la propria produzione alle richieste del mercato, adattando l’offerta dei propri modelli alle tendenze dei consumatori finali (es. il caso Lexus in America è l’esempio più lampante). Alla base del “modello Toyota” vi è, dunque, l’organizzazione meticolosa della produzione e la massimizzazione dell’efficienza d’impresa, tramite una lean production.

In conclusione, nonostante siano stati descritti solo alcuni degli aspetti più importanti della storia di Toyota, si può ben osservare quello che è stato l’alto livello di innovazione apportato dal marchio giapponese nel mondo dell’automotive mondiale.

Lorenzo Fornasieri

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